L’esplosione del commercio elettronico sta ridefinendo i confini della logistica globale, imponendo una radicale trasformazione delle infrastrutture e delle procedure doganali. Riccardo Fuochi, Presidente del Propeller Club Port of Milan, intervenuto al Blue Capital Forum, ha lanciato un monito sulla competitività del sistema Italia in questo scenario. «L’e-commerce sta cambiando in maniera esponenziale i paradigmi della logistica», ha spiegato Fuochi. Ogni anno vengono spediti verso l’Europa circa 5 miliardi di pacchi, prevalentemente dalla Cina, con un valore unitario inferiore ai 150 euro. Questi flussi massicci richiedono un’integrazione perfetta tra trasporto, flussi di dati e merci. L’Italia, secondo Fuochi, sconta un ritardo strutturale rispetto ai partner europei. Mentre l’aeroporto di Liegi intercetta quasi il 20% di questo traffico, le iniziative italiane — come i recenti collegamenti da Xi’an a Brescia — rappresentano ancora volumi marginali rispetto al totale globale. Per recuperare terreno, Fuochi indica la necessità di realizzare grandi centri logistici in prossimità degli aeroporti, citando come modello virtuoso il centro Cainiao di Alibaba a Hong Kong, capace di gestire 10 milioni di pacchi al giorno. Oltre alle infrastrutture fisiche, la sfida è procedurale: «Occorrono procedure doganali adeguate, semplici e veloci», ha sottolineato il manager. Un aspetto critico è rappresentato dalla reverse logistics: circa il 20% dei prodotti acquistati online viene reso, richiedendo un sistema efficiente per il controllo qualità, il riconfezionamento e la reinmissione in ciclo dei prodotti. Un settore, conclude Fuochi, che non può più essere ignorato dalla politica industriale del Paese.
Guarda l’intervista completa:
L’e-commerce stravolge i paradigmi. Fuochi: “Italia in ritardo, servono strutture adeguate”
