Taiwan, le parole sono pietre

18 Maggio 2026

Un’analisi precisa delle relazioni USA-Cina, scritta da chi conosce davvero la realtà cinese

La bomba, Donald Trump l’ha sganciata subito dopo la visita di stato a Pechino, in un’intervista a Fox News, la tv amica (concordata con Pechino, che ha esercitato pressioni a tal fine per mesi?). «Non voglio che qualcuno diventi indipendente», ha detto il presidente degli Stati Uniti, rispondendo a una domanda su Taiwan.

Parole che non cambiano la politica di Washington sulla questione taiwanese, ancorata fin dal 1979 (dall’allacciamento delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica popolare cinese e gli Stati Uniti), tra l’altro, al non riconoscimento dell’indipendenza di Taiwan1.

Contro l’indipendenza dell’isola si sono dichiarati già i predecessori di Trump: Jimmy Carter, Bill Clinton, George W. Bush, Barack Obama, Joe Biden.

Tuttavia, Pechino da mesi insisteva affinché Trump pronunciasse questa frase, per sconfessare il presidente taiwanese William Lai Ching-te, che considera un secessionista e che ha sostenuto che «non c’è bisogno che Taiwan proclami formalmente l’indipendenza, essendo già indipendente».

La dichiarazione di Tariff Man suona come un siluramento del Partito progressista democratico (DPP) di Lai, al potere a Taipei, anche perché arriva subito dopo il monito lanciato da Xi Jinping su Taiwan durante il summit pechinese e si somma alle precedenti uscite di Trump su Taiwan che «ci ha rubato la manifattura dei microchip» e «deve spendere di più per le armi che le forniamo», nonché alla decisione di Trump di negare a Lai uno stopover a New York durante un viaggio in America Latina, nell’agosto 2025.

C’è inoltre la disputa sul pacchetto di armamenti destinato all’isola, al quale Washington non ha ancora dato il via libera, in seguito, anche in questo caso, alle pressioni di Pechino.

L’altro ieri Xi aveva accolto Trump proprio ricordandogli che Taiwan è «la questione più critica» nelle relazioni sino-americane e una sua cattiva gestione potrebbe portare «addirittura alla guerra». Pechino pretende ormai apertamente che Washington smetta di sostenere quelle che considera “forze separatiste”, cioè il DPP. E l’insistenza di Xi e compagni sta avendo successo.

Già il comportamento di Trump durante il summit aveva alimentato inquietudini a Taiwan. Il presidente americano ha mantenuto un silenzio ambiguo sulla questione e, durante il viaggio di ritorno a Washington, ha lasciato intendere anche che il nuovo pacchetto di armamenti destinato all’isola potrebbe essere rivisto. A Taipei è scattato l’allarme rosso. La leadership taiwanese teme che Trump possa considerare Taiwan una carta negoziale sacrificabile nell’ambito di un più ampio accordo con Pechino.

Michelangelo Cocco

 

Fonte: https://rassegnacina.substack.com/p/xi-trump-summit-vertice-pechino-cina-stati-uniti-usa-stabilizzazione-iran-taiwan?r=ev0oj&utm_medium=ios&triedRedirect=true