Bealt and road
DW(ITALIA).“One belt one road”, più comunemente chiamata la “Nuova Via della Seta”, è ancora qualcosa di poco conosciuto dagli italiani nonostante l’allora ministro del lavoro DI Maio, firmò i memorandum a Palazzo Chigi nel marzo 2019 insieme al premier cinese Xi Jinping, quando era ancora in essere il governo Lega-5 Stelle.
Al fine di fugare ogni dubbio e per far meglio conoscere il progetto commerciale trea Europa, ed Italia in primis, e la Cina, abbiamo intervistato il Dott. Riccardo Fuochi, presidente dell’Associazione Italia-Hong Kong.
D.: One Belt One Road: dovendolo spiegare al cittadino comune, in cosa consiste?
R.:L’iniziativa One Belt One Road prevede di creare collegamenti logistici, culturali, informatico e infrastrutturale tra la Cina e l’Unione Europea, seguendo la storica Via della Seta. Il programma coinvolge settanta Paesi ed investimenti per 8 triliardi di dollari.
D.: Che ruola ha avuto l’Associazione Italia-Hong Kong in merito?
R.: L’Associazione Italia-Hong Kong è nata per favorire le relazioni commerciali e culturali tra l’Italia e Hong Kong poiché l’ex colonia britannica è una città privilegiata, non solo per questioni finanziarie favorevoli, ma è anche un punto di transito per investire sul mercato cinese e viceversa. Inoltre Hong Kong si accede più velocemente ai meccanismi della Beat and Road.
D.: Una previsione per il mercato tra l’Italia e Far East?
R.: L’Italia è il primo Paese firmatario degli accordi con la Cina, pertanto accede in modo privilegiato all’interno dei progetti della Via della Seta. Ovviamente vanno colte le opportunità. Durante il governo precedente, si era formata una sorta di “task force” molto presente e che seguiva i progetti in maniera attiva, col nuovo governo questa “task force” è latitante.
D.: Qualcuno ha detto che con questi accordi svendiamo le infrastrutture alla Cina…
R.: Svendiamo se si vuole svendere. Sta a noi Italia decidere come indirizzare gli investimenti. Ad ogni modo non c’è questo rischio.
D.: Design, moda, eno-gastronomia: quali tra questi settori vede in vantaggio?
R.: Sicuramente moda e design. Il settore enogastronomico italiano manca di strutture organizzate e di marketing e ciò lo penalizza nel mercato. Le faccio un esempio pratico: ad Hong Kong, il 54% del mercato del vino è in mano alla Francia, l’Italia si attesta al 4%.
Ricapitolando, la “Nuova Via della Seta” è un’iniziativa strategica che vedrà come attore principale, in Europa, l’Italia; sta al nostro governo, ed ai nostri imprenditori, riuscire ad emergere e rendersi partecipi di questo grande progetto, attraverso unità di intenti e, possibilmente, superando inutili campanilismi. Guardiamo la realtà dei fatti: Macron, se non lo ricordate, è stato molto critico nei confronti della Bealt and Road ma non perché sia contrario, bensì per tutelare al meglio gli interessi delle aziende francesi nell’Estremo Oriente. Questo è lo scopo di ogni buon governo, di qualsiasi colore esso sia, e se fossi francese, nonostante non sia un fan dell’attuale presidente d’Oltralpe, mi sentirei da esso tutelato in qualità di imprenditore che ha interessi all’estero. Altro serio problema italiano, consiste nell’aver creato consorzi “eno-gastronomici” regionali, con poca forza se non nel loro territorio: per fare una reale concorrenza occorre essere ancora più uniti: il vino italiano, ad esempio, che sia toscano, piemontese o siciliano, è sempre vino italiano. E’ su questo che i piccoli imprenditori devono puntare: sull’italianità poiché non si è italiani solo quando undici milionari rincorrono e calciano una sfera.
written by Gian Giacomo William Faillace
