Confapitrasporti denuncia scarsa sensibilità per “pmi”

15 Marzo 2012

MILANO – I suonatori cambiano (che sia meglio è ancora tutto da vedere), ma la musica resta sempre la stessa.

Così potrebbe essere sintetizzato un recentissimo intervento in cui Riccardo Fuochi, presidente nazionale di Confapitrasporti, lamenta la scarsa sensibilità dimostrata anche dall’attuale Governo nei confronti di quella che molti ritengono essere la spina dorsale della produttività italiana: le piccole e medie imprese, fra le quali quelli che fanno capo all’universo del trasporto e della logistica, occupano una posizione non certo secondaria.

“Da un Governo tecnico ci si aspetterebbe un confronto senza pregiudizi, basato sul coinvolgimento di tutti i protagonisti del sistema Italia, in un’ottica di condivisione e partecipazione –denuncia, infatti, Paolo Gradassi, presidente di Confapi – invece ci troviamo davanti al vecchio sistema, con i soliti big al tavolo e l’esclusione di gran parte del paese reale.” Secondo Gradassi, dunque, poco o niente è mutato rispetto a prima nello stile con cui il Governo dei professori si pone di fronte ai grandi problemi delle categorie imprenditoriali, anzi, afferma il presidente Confapi, “in tema di capacità di ascolto e dialogo, i professori del Governo sono sicuramente da bocciare poiché in essi continua prevalere un atteggiamento elitario e discriminatorio nei confronti della piccola e media industria, della microimpresa, ma anche del mondo cooperativo, dell’agricoltura e delle professioni”.

Una denuncia a tutto tondo, dunque, della insensibilità degli eredi del governo Berlusconi verso le esigenze e le necessità di una parte importantissima dell’economia italiana che continua a dibattersi in una “situazione seria e insostenibile” in cui sempre più vicino viene avvertito il rischio di “pagare seriamente le conseguenze di un confronto in cui chi rappresenta la metà del mondo produttivo nazionale viene tagliato fuori”.

L’Italia, secondo la denuncia di Gradassi, sta correndo il serio pericolo di veder adottare, da parte del governo Monti, soluzioni ben distanti, se non addirittura estranee, alle reali esigenze del Paese, con tutte le conseguenze che ciò può comportare in una congiuntura come quella attuale, che nessuno avrà difficoltà a riconoscere come una delle più gravi dalla fine del secondo conflitto mondiale ad oggi.

Renato Roffi