Coronavirus: la situazione in Svizzera

15 Maggio 2020

Il numero di nuovi contagi in Svizzera si è stabilizzato. Il governo ha raggiunto un accordo con Francia, Germania e Austria per una riapertura completa della frontiera il 15 giugno. Rimane invece chiusa quella con l’Italia.

L’11 maggio è scattata la fase 2 per il riavvio delle attività economiche ed educative in Svizzera. Oltre alle scuole dell’obbligo hanno riaperto i battenti anche negozi, caffè, ristoranti, centri fitness, biblioteche e musei, a condizione di assicurare le dovute precauzioni. Il distanziamento sociale e le norme di igiene rendono tuttavia piuttosto lento il ritorno alla normalità.

I trasporti pubblici sono in gran parte ritornati a seguire l’orario normale. Le Ferrovie federali svizzere e AutoPostale raccomandano ai passeggeri di indossare maschere protettive, quando non è possibile mantenere la distanza minima. I viaggiatori dovrebbero evitare, se possono, gli orari di punta o utilizzare percorsi meno frequentati.

L’impiego dei trasporti pubblici rimane tuttavia ancora limitato dal fatto che molti continuano a lavorare da casa e che le scuole professionali e secondarie riprenderanno la normale attività solo a partire dall’8 giugno. Nelle stazioni sono stati installati erogatori di disinfettante.

Giorno di scuola speciale

La riapertura delle scuole dell’obbligo avviene in modo differenziato nelle varie regioni. I cantoni francofoni e il Ticino, colpiti più duramente dalla pandemia, affrontano la fase 2 con più cautela rispetto alla Svizzera tedesca.

Per permettere agli scolari di mantenere un comportamento il più naturale possibile, si evita di indossare maschere protettive. Tutte le scuole hanno comunque uno stock di mascherine da utilizzare, nel caso in cui un bambino o un insegnante si dovessero ammalare.

Code davanti ai negozi

Costretti a rimanere chiusi negli ultimi due mesi, i negozi di vestiti, scarpe e accessori hanno potuto riaprire a loro volta i battenti. Molti di loro tentano di attirare i clienti praticando sconti: in alcuni luoghi i vestiti sono scontati fino al 30% e non è raro trovare code davanti ai punti vendita.

Per la popolazione si tratta ora di abituarsi alle misure di protezione. I clienti vengono contati agli ingressi. In alcuni casi al personale e ai clienti vengono fornite, su richiesta, maschere protettive. I pavimenti sono in parte ricoperti da indicazioni sulla distanza da mantenere e da frecce sulla direzione da seguire.

Meno tavoli e plexiglas

Anche in ristoranti e caffè, molti svizzeri hanno potuto riprovare i piccoli piaceri della vita quotidiana, nuovamente autorizzati. Gli avventori devono però cambiare le loro abitudini, in seguito alle prescrizioni sulle distanze minime che vanno rispettate.

Nei ristoranti sono ammesse per ogni tavolo fino a quattro persone o una famiglia. Tra i tavoli deve esserci una distanza minima o una parete divisoria. La fornitura delle generalità è volontaria.

Anche nei musei, come in molti negozi, le visite avvengono seguendo un percorso a senso unico e le entrate sono separate dalle uscite. Riaperte anche molte biblioteche, a condizione di garantire il distanziamento sociale.

La frontiera con l’Italia rimane chiusa

Svizzera, Francia, Germania ed Austria si sono accordate per una riapertura completa dei confini a partire dal 15 giugno, a condizione che la situazione epidemiologica non si aggravi.

Non c’è invece ancora nessuna data per l’Italia, ha affermato il 13 maggio la ministra di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter. Il turismo degli acquisti continua a non essere un motivo per passare il confine.

Il dialogo tra Berna e Roma è in corso, ma la situazione sanitaria nella Penisola non permette ancora di prevedere il momento dell’abolizione delle restrizioni ai movimenti tra i due paesi. Nella capitale italiana si sta però discutendo della possibilità di dare la possibilità ai concittadini residenti nei paesi limitrofi di recarsi a trovare i familiari senza l’obbligo di sottostare alla quarantena obbligatoria di 14 giorni.

Sostegno allo sport

Sempre il 13 maggio il governo ha fatto sapere di voler sostenere lo sport con un pacchetto di aiuto di 500 milioni di franchi.

Si tratta in primo luogo di crediti restituibili, per un totale di 350 milioni di franchi, destinati ai club dei due più grandi sport di squadra del paese, calcio e hockey su ghiaccio. In cambio, i club si sono impegnati a ridurre del 20% in media i salari dei giocatori professionisti.

Il governo intende inoltre sostenere lo sport di massa e gli altri sport di competizione. Dopo aver già approvato il 20 marzo il versamento di 50 milioni a fondo perso per società e organizzazioni in difficoltà finanziarie, prevede di erogare ulteriori 50 milioni nel 2020 e di iscriverne altri 100 nel preventivo 2021.

Come evolve la pandemia in Svizzera?

Il numero totale dei casi di infezione è salito a oltre 30’000 dall’inizio dell’epidemia. Complessivamente, vi sono stati più di 1’800 decessi in relazione al coronavirus. La Svizzera ha una delle incidenze più alte in Europa con 354 casi per 100’000 abitanti.

Nella fase attuale è importante che le persone con normali sintomi influenzali si sottopongano al test per il coronavirus, ha ribadito Daniel Koch, delegato dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSPL) per la Covid-19.

Perdite di 21 a 30 miliardi di franchi per l’economia

Le perdite in fatto di produzione nel corso della sospensione di buona parte delle attività economiche dovuta al coronavirus ammontano a circa il 25%, pari a 21-30 miliardi di franchi. Lo ha indicato la Segreteria di stato dell’economia (SECO) a Keystone-ATS, confermando cifre pubblicate dalla Neue Zürcher Zeitung.

La SECO ha esaminato le ripercussioni concrete della crisi pandemica sull’economia svizzera, ciò che ha obbligato gli esperti della Confederazione a rivedere le proprie previsioni. Per l’intero anno, qualora non venisse ordinato un secondo lockdown, le perdite oscillerebbero tra 30 e 80 miliardi.

Il Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (KOF) prevede per l’anno corrente una caduta della crescita economica del 5,5% a causa della crisi del coronavirus. Il Pil svizzero dovrebbe tuttavia riprendersi nel 2021, nella misura del 5,4%.

Risparmi di 2 mila franchi per le famiglie

A causa della chiusura di buona parte delle attività produttive dovuta alla pandemia di coronavirus e, quindi, delle minori occasioni di spesa, le famiglie hanno risparmiato più del solito, fino a 2 mila franchi al mese, rispetto a un periodo normale. Lo indica uno studio realizzato dal Credit Suisse.

È vero che le entrate sono calate in generale, ma contemporaneamente si spende di meno a causa della chiusura dei commerci. La quota di risparmio, ossia quella parte del reddito messa da parte dopo il pagamento di tutte le uscite, è quasi raddoppiata durante la crisi epidemica, si legge nel documento pubblicato l’11 maggio.

Prima della crisi, senza tener conto della quota di risparmio obbligatoria legata alla previdenza di vecchiaia, le famiglie risparmiavano circa il 13% in media del loro reddito lordo. Una quota che secondo la ricerca sarebbe salita al 22%.

Tale fenomeno si spiega col fatto che le occasioni per spendere sono fortemente diminuite. Normalmente, secondo stime, un terzo dei consumi è destinato a beni e servizi che, a causa del coronavirus, sono difficilmente reperibili.

Benché in crescita, inoltre, il commercio online non riesce a compensare una simile contrazione, secondo gli autori dello studio, giacché la quota degli acquisti sul web rappresenta appena il 15% del totale di mercato.

Gli esperti della grande banca stimano, alla luce di risultati della loro ricerca, che la domanda per beni di consumo sia calata del 20% durante la crisi rispetto al periodo precedente. In soldoni ciò significa un risparmio globale di 12 miliardi di franchi.

Cresce la disoccupazione

Le restrizioni legate alla crisi del coronavirus, come prevedibile, sul mercato del lavoro elvetico si sono tradotte in un aumento del tasso di disoccupazione, che in aprile è salito al 3,3%, rispetto al 2,9% di marzo e al 2,3% dello stesso mese dell’anno scorso. Si tratta del valore più alto dal marzo 2017, ma rimane ai livelli contenuti in prospettiva storica.

Va tuttavia rilevato che i dati sulla disoccupazione non tengono conto di coloro che hanno esaurito il diritto a ricevere le prestazioni e che ad esempio vivono di risparmi o si trovano a beneficio dell’assistenza.

I dati diffusi dalla SECO si basano sulle persone effettivamente iscritte agli uffici regionali di collocamento. La definizione è quindi diversa da quella dei disoccupati ai sensi dell’Ufficio internazionale del lavoro (ILO), che opera attraverso sondaggi e che rende nota la sua stima trimestralmente: l’ultima disponibile – pubblicata a metà febbraio – dà la disoccupazione in Svizzera nel quarto trimestre al 3,9%.

Sessione straordinaria del parlamento

Con l’approvazione di oltre 57 miliardi di franchi di aiuti all’economia per far fronte alle pesanti conseguenze della crisi del coronavirus, l’8 maggio si è conclusa la sessione straordinaria delle Camere federali. Per rispettare le misure sanitarie e di distanziamento sociale, i parlamentari si sono riuniti per tre giorni negli spazi di Bernexpo, invece che nelle aule del Palazzo federale.

Le Camere sono state chiamate a ratificare, spesso a posteriori, i crediti approvati dall’esecutivo elvetico per far fronte alla crisi. Da notare che è dal 1939, al momento dello scoppio della Seconda guerra mondiale e della votazione dei pieni poteri per il governo da parte dell’Assemblea federale, che il Consiglio federale non governava col diritto d’urgenza.

Mai il parlamento nella sua storia si era pronunciato su una somma così elevata. Questi crediti di oltre 57 miliardi sono pari all’84% delle spese totali della Confederazione per il 2019.

Da sottolineare poi che i fondi adottati potrebbero non essere gli ultimi: il ministro delle finanze Ueli Maurer ha già affermato che l’assicurazione contro la disoccupazione necessiterà verosimilmente quest’anno di altri 15 miliardi.

Tra i crediti adottati in questa sessione straordinaria, quello maggiore – 40 miliardi di franchi – è stato destinato alle fideiussioni per le imprese, soprattutto piccole e medie aziende, che potrebbero trovarsi in difficoltà per mancanza di liquidità. Ulteriori 6 miliardi di franchi sono stati destinati a rimpinguare il Fondo per l’assicurazione disoccupazione. Lo scopo è di finanziare le indennità per lavoro ridotto (disoccupazione parziale), uno strumento che consente alle imprese di evitare i licenziamenti.

Altri 5,3 miliardi di franchi sono stati adottati per indennizzare, tramite le Indennità per perdita di guadagno (IPG), quei genitori rimasti a casa per prendersi cura dei figli dopo la chiusura delle scuole e per gli indipendenti la cui attività è stata chiusa dall’esecutivo. Potranno beneficiare delle IPG anche taluni lavoratori indipendenti.

Per acquistare guanti protettivi, disinfettanti, kit per eseguire test sul coronavirus e medicinali, il legislativo ha previsto di spendere 2,59 miliardi. Tale voce di spesa comprende anche l’acquisto di un vaccino contro il Covid-19 per complessivi 50 milioni di franchi, benché esso non esista ancora.

Le Camere hanno anche adottato i 1,875 miliardi di franchi destinati a sostenere il settore dell’aviazione. Il pacchetto consiste in 1,275 miliardi per garantire prestiti alle compagnie Swiss e Edelweiss. Un secondo credito d’impegno di 600 milioni servirà per sostenere le aziende del settore aeronautico attive negli aeroporti nazionali.

Contro il parere del Consiglio federale, le Camere hanno anche deciso di destinare 65 milioni di franchi agli asili nido e altre strutture. Altri 100 milioni sono stati liberati per lo sport, suddivisi a metà tra prestiti a condizioni agevolati e contributi a fondo perso. Da parte sua la cultura riceverà 280 milioni. Svizzera Turismo otterrà invece 40 milioni per finanziare una campagna di marketing per il periodo 2020-2022.

Il parlamento ha inoltre approvato due mozioni che chiedono un aiuto urgente di circa 65 milioni di franchi per garantire la sopravvivenza di giornali, radio e tivù. Non è invece stata trovata una intesa volta a sgravare gli imprenditori dagli affitti commerciali che devono continuare a pagare malgrado la loro attività sia stata chiusa dal Consiglio federale.

Sempre durante la sessione parlamentare straordinaria, la Camera dei Cantoni ha deciso che le aziende che ricevono indennità per lavoro ridotto a causa del coronavirus possono continuare a versare dividendi. I senatori hanno respinto una mozione della Camera del popolo che voleva invece un divieto per il 2020 e il 2021, per le imprese a partire da una certa dimensione.

Qual è la situazione degli svizzeri all’estero?

Numerosi svizzeri residenti all’estero si sono ritrovati in grandi difficoltà economiche a causa della pandemia. Nei paesi in cui i salari sono più bassi, dove il risparmio è raro e dove le misure di aiuto pubblico sono limitate, molti di loro sono confrontati con decisioni cruciali.

I cittadini svizzeri possono rivolgersi alle rappresentanze elvetiche all’estero. La situazione sul fronte dei divieti e delle restrizioni di viaggio e altre chiusure delle frontiere evolve di giorno in giorno.

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Il 98° Congresso degli svizzeri all’estero, previsto inizialmente dal 20 al 22 agosto a Lugano, è stato annullato. A causa del divieto di assembramento e delle incertezze legate alla pandemia, l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSEL) ha deciso di rimandare il congresso al 2021.

C’è comunque una buona notizia per gli svizzeri residenti all’estero che intendono tornare nella Confederazione per visitare parenti o amici. Dopo un periodo di quasi totale inattività a causa della pandemia di coronavirus, la compagnia aerea Swiss ha reso noto le località che intende servire di nuovo a partire dal mese di giugno. Qui trovate la lista dei Paesi.

Svizzera in prima linea nella ricerca di farmaci e vaccini

Agli sforzi internazionali per trovare dei rimedi contro la Covid-19 stanno partecipando anche numerosi ricercatori in Svizzera. Di seguito sono presentati alcuni progetti portati avanti da università e istituti svizzeri.