La Blockchain del Mise è già un ricordo. Arenata per mancanza di fondi

28 Febbraio 2020

Doveva essere uno dei fiori all’occhiello della strategia digitale del Ministero dello Sviluppo Economico applicata alla moda. E invece il progetto “La Blockchain per la tracciabilità del Made in Italy”, che vede il che dicastero guidato da Stefano Patuanelli in prima fila con il supporto di Ibm e la collaborazione di Smi-Sistema moda Italia, sembra essersi già arenato prima di poter passare dallo studio di fattibilità (conclusosi quest’estate) alla sperimentazione sul campo. Secondo quanto risulta a Pambianconews, il motivo sarebbe legato alla mancanza di fondi, confermando così un timore già emerso a fine estate.

Dalla Direzione Generale per la politica industriale, l’innovazione e le piccole e medie imprese, il dipartimento in seno al Mise competente per il progetto Blockchain, fanno sapere che “avremmo voluto proseguire con una fase di ingegnerizzazione del progetto pilota, ma non disponendo di risorse ad hoc nell’ambito della direzione generale, i seguiti futuri del progetto dovranno inquadrarsi nell’ambito degli strumenti ordinari a disposizione delle imprese e nell’ambito di quelli che eventualmente la strategia nazionale sulla Blockchain voglia dedicare. Esploreremo comunque altre modalità di cofinanziamento per dare un seguito al progetto”. Ovviamente non ci sono tempistiche certe sulla messa a punto dell’avvio del progetto pilota. E il pericolo concreto, in situazioni analoghe, è che il posticipare un progetto che sfrutta tecnologie già in uso, rischia di farlo diventare subito obsoleto.

L’idea di utilizzare la tecnologia Blockchain per creare un registro di tracciabilità destinata a tutelare vari prodotti di punta del Made in Italy era stata lanciata lo scorso inverno dal ministero per lo Sviluppo economico con l’intento di coadiuvare il made in Italy e garantire al consumatore, innanzi tutto, trasparenza sui processi produttivi. Il tessile-moda avrebbe dovuto rappresentare il punto di partenza di un progetto più ampio, estendibile poi a tutti i settori della manifattura italiana e per questo erano state coinvolte una trentina di aziende del settore. A novembre erano stati presentati gli esiti di questo progetto sperimentale. In quell’occasione, il presidente di Smi-Sistema moda Italia Marino Vago aveva sottolineato come “negli ultimi 12/18 mesi il tema della tracciabilità nella filiera del Tessile Moda ha acquisito una visibilità planetaria con l’iniziativa di molte griffe internazionali e, in modo ancora più ufficiale, con l’avvio dei lavori della Unece (Commissione Economica delle Nazioni Unite), incaricata del progetto ‘Framework Initiative on Traceability for Sustainable Textile Value Chains’, rivolta proprio ai settori tessile/abbigliamento e pelle e finanziata anche dall’Ue”, sottolineando poi l’urgenza di una “sperimentazione sul campo delle concrete applicazioni della blockchain, favorita dal sostegno pubblico e agganciata agli standard più diffusi da anni a livello europeo e nazionale”. Un appello che sembra non abbia trovato seguito.

Fonte: https://www.pambianconews.com/