Un’infrastruttura ferroviaria adeguata consentirebbe al sistema portuale del Nord Italia di competere ad armi pari con i porti nordeuropei

7 Febbraio 2011

Audizione di Confapi Trasporti presso la Commissione Trasporti della Camera

«Un’infrastruttura ferroviaria adeguata consentirebbe al sistema portuale del Nord Italia di poter competere ad armi pari con i porti del Nord Europa e convincere le grandi compagnie armatoriali a scegliere gli scali italiani». Lo ha dichiarato il presidente Confapi Trasporti, Riccardo Fuochi, a conclusione di un’audizione tenutasi ieri presso la Commissione Trasporti della Camera.

Fuochi ha reso noto che nel corso dell’audizione Confapi Trasporti ha fatto presente «che la situazione italiana del trasporto ferroviario delle merci ha registrato nel biennio 2009-2010 una preoccupante flessione di circa il 38%», flessione che – ha spiegato – fonda le sue radici nella «crisi strutturale del sistema ferroviario» e nella «politica di dismissione di RFI e Trenitalia Cargo. A tutto ciò – ha precisato – si sono aggiunti altri provvedimenti che hanno aggravato la situazione (direttiva del presidente del Consiglio 7 luglio 2009 e proibizione da parte di RFI di effettuare traffico diffuso in ferro cisterne dal 1° aprile 2010, l’emanazione di nuove regole per la manutenzione di carri riparandi)».

«Abbiamo poi evidenziato – ha proseguito Fuochi – come in Italia attualmente non esista una politica finalizzata ad incentivare un rilancio del trasporto ferroviario merci ed a definire regole certe e semplici che consentano di programmare per il futuro azioni incisive per permettere al Sistema Paese di sfruttare adeguatamente il sistema, considerato che la conversione modale è una delle opzioni cardine della politica dell’Unione Europea per il futuro».

«Sul tema RFI – ha rilevato il presidente Confapi Trasporti – io ritengo che quest’ultima dovrebbe consentire l’ingresso sul mercato ad altri operatori e pertanto sarebbero opportuni provvedimenti che privilegino metodologie semplici ed applicabili per permettere un massiccio utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria , mentre ciò non accade: ne è un esempio il Prospetto Informativo Rete del 2001, che obbliga ogni impresa ferroviaria a dotarsi di locomotive di soccorso nei nodi delle linee. Questo provvedimento è a nostro parere un aggravio di costi eccessivo per le singole imprese e potrebbe portarle ad abbandonare il servizio, inoltre a nostro parere quest’onere dovrebbe essere in capo a RFI e non alle singole imprese».

Confapi Trasporti ha quindi esortando il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ad intervenire più incisivamente nella materia definendo regole chiare e funzionali e a vigilare sull’utilizzo delle risorse oggi in dotazione a Trenitalia.

Infine Confapi Trasporti ha avanzato alcune proposte per il rilancio del trasporto ferroviario merci, tra cui un «contratto di servizio affinché Trenitalia ripristini il traffico diffuso diretto sia ai raccordi delle industrie sia alle officine per la  riparazione/manutenzione dei carri; atti regolativi affinché le prestazioni di traffico diffuso siano effettuate da Trenitalia in una logica commerciale e non, come avviene attualmente, con aumenti di tariffa imposti che – denuncia la confederazione – in alcuni casi arrivano al 400%; recepimento della COTIF (convenzione internazionale via ferrovia emanata dall’OTIF) sollecitando gli organismi preposti ad una assunzione di responsabilità rispetto alle criticità del sistema per la sua mancata applicazione; garanzia da parte di Trenitalia, nelle more dell’entrata in vigore della Cotif e della regola europea ECM, della continuità in sicurezza della circolazione dei carri (collaudi dopo manutenzione/revisione, ammissione tecnica, ecc.); riapertura – attraverso contratto di servizio o affidamento a RFI – delle OMV; richiamo a RFI affinché non dismetta o disabiliti gli scali merci; incentivi l’utilizzo dei raccordi ferroviari».

«Infine – ha concluso Fuochi – riteniamo indispensabile che l’Italia programmi e metta in cantiere tutti gli investimenti necessari affinché l’infrastruttura ferroviaria del Nord Italia sia adeguata per caratteristiche funzionali e per sagome a quanto sarà realizzato a Nord delle Alpi così come è necessario definire una nuova rete di terminal soprattutto nel Nord Italia».